16 marzo 2021

The Distracted Mind. Cervelli antichi in un mondo ipertecnologizzato

  • Di Fausto Matteo Cereti

Il cervello umano è la più complicata macchina mai esistita sulla Terra, e proprio questa intrinseca complessità lo rende facilmente distraibile. È questo l’input fondamentale su cui si basa il saggio “The Distracted Mind”, edito da MIT Press, di Adam Gazzaley e Larry D. Rosen.

Evidenziando da subito la scientificità del proprio lavoro i due autori, rispettivamente docente di Neurologia presso la University of California-San Francisco l’uno e professore emerito di Psicologia alla California State University l’altro, avvertono di come lo sviluppo tecnologico attuale implementi i possibili cortocircuiti del cervello umano.

Partendo dal saggio, edito nel 1980 dal futurologo Alvin Toffler, The Third Wave, dove veniva teorizzata una successione di “ondate di innovazione tecnologica” culminate nell’ultima e terza ondata nota come “Computer Wave”, i professori Gazzaley e Rosen evidenziano la struttura e l’importanza della Quarta Ondata. Definita dagli autori come Information Wave, essa è composta da cinque ondate minori.

La prima corrispondente grossomodo agli anni Novanta del XX secolo, ed ha inizio con l’avvento diffuso di Internet e la conseguente possibilità di accedere ad una quantità di informazioni inimmaginabile fino a poco prima. La seconda, evidenziata dagli autori come l’inizio dell’era della comunicazione, è contraddistinta dall’utilizzo della posta elettronica e, di conseguenza, ad una rivoluzione comunicativa. La terza evidenzia lo sviluppo e la diffusione dei pc e dei primi modelli di cellulare, di fatto permettendo un accesso alle informazioni e alla comunicazione slegato da un luogo determinato e immobile. La quarta e penultima ondata minore ha visto la creazione della comunicazione social e delle comunità virtuali, con annessa esplosione della mole di informazioni disponibili derivante dalla condivisione virtuale. L’ultima ondata minore è rappresentata dall’ingresso dello smartphone, con la definitiva onnipresenza delle fonti d’informazione e delle informazioni stesse.

Con il termine “game changers” gli autori indicano le tecnologie, all’interno della Information Wave, capaci di aumentare esponenzialmente i comportamenti in grado di aggravare le possibili distrazioni e, di conseguenza, i cortocircuiti presenti nel cervello umano. I “game changers” individuati dagli autori sono: Internet, i social media e lo smartphone.

I professori Gazzaley e Rosen evidenziano come la sempre maggiore presenza di comportamenti rivolti al multitasking, termine non a caso nato con la più recente ondata informatica, tendano ad amplificare le distrazioni e gli ostacoli, di fatto aggravando il perenne conflitto all’interno dell’encefalo tra cosa si vuole e cosa si può fare. Oltre ad alimentare il suddetto conflitto la rivoluzione tecnologica comporta una minore efficienza e un vulnus di attività celebrali fondamentali come attenzione, memoria e gestione degli obiettivi.

Comprendere come le funzioni celebrali possano essere minacciate e trasformate dal mondo high tech dell’epoca odierna è uno dei temi principali per evidenziare la differenza tra indirizzare e subire lo sviluppo tecnologico in atto. Mai come oggi è necessario saperlo guidare.

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