03 June 2020

Carlo Ubbiali, addio. 9 titoli mondiali conquistati dal “cinesino” bergamasco icona della MV Agusta

  • Di Massimo Falcioni

Carlo Ubbiali, leggenda del motociclismo post bellico dei Giorni del coraggio è morto ieri a Bergamo, la sua città. Aveva compiuto 90 anni il 22 settembre scorso e il 16 dicembre 2019 era stato premiato dal Coni con il “Collare d’oro” al merito sportivo, la più alta onorificenza conferita dal Comitato olimpico nazionale italiano. L’ex campionissimo bergamasco se n’è andato il giorno della Festa della Repubblica e quel tricolore, che grazie alle sue vittorie era salito tante volte sui cieli ovunque nel mondo, ieri si è inchinato in segno di lutto. Ubbiali ha gareggiato per dodici stagioni, dal 1949 al 1960: è stato fra i piloti più vittoriosi di sempre con 9 titoli mondiali (6 nella 125 e 3 nella 250), 8 titoli “tricolori”, 39 gare iridate vinte (di cui 5 al mitico TT inglese dell’Isola di Man) su 74 disputate, 68 podi e 34 giri veloci. Ubbiali ha vinto più di tutti nella 125: 6 mondiali. E’ il terzo nella 250 con tre titoli dopo Phil Read e Max Biaggi, a quota quattro. Con 39 primi posti nei GP è il terzo italiano nella storia, dopo Agostini (122 vittorie) e Valentino Rossi (115). E’ stato anche l’unico corridore di velocità a vincere la medaglia d’oro alle Sei Giorni di regolarità nel 1949, su MV. Carletto la “volpe” – così fu subito chiamato dai fan per il suo fisico minuto e per la sua furbizia agonistica – vinse a 16 anni su una sgangherata DKW 125 la sua prima corsa il 30 marzo 1947 sull’insidioso circuito delle Mura a Bergamo (Tazio Nuvolari trionfatore nel 1935 lo aveva definito “circuito sublime”) dicendo addio alle corse a fine 1960, 31enne, all’apice della carriera con in tasca i due ultimi allori mondiali delle 125 e 250. Il forfait dell’asso lombardo giunse come fulmine a ciel sereno scuotendo il motociclismo.

Carlo Ubbiali nel 2012 viene introdotto nella Hall of Fame della Federazione Motociclistica Italiana. È il terzo grande nome ad entrare, quella nella Hall of Fame tricolore con i suoi 9 titoli mondiali e 8 italiani.

Carlo Ubbiali nel 2012 viene introdotto nella Hall of Fame della Federazione Motociclistica Italiana. È il terzo grande nome ad entrare, quella nella Hall of Fame tricolore con i suoi 9 titoli mondiali e 8 italiani.

Ubbiali abbandonava perché – come qualcuno malignamente disse – aveva capito che nelle piccole e medie cilindrate le MV Agusta erano oramai superate di fronte alle moto dell’invadente industria giapponese? E’ un fatto che Ubbiali fu l’ultimo corridore a fregiarsi dell’iride con le moto di Cascina Costa nella ottavo di litro e nella duemmezzo, diventata la classe regina dopo l’abbandono di Guzzi e Gilera e ancor prima di quello delle Case inglesi e tedesche dovuti alla crisi economica e all’avvento dell’automobile. La causa dell’addio alle corse di Ubbiali fu esclusivamente la prematura morte per malattia dell’amatissimo fratello e suo manager, Maurizio. Il Conte Domenico Agusta cercò di dissuadere il “suo” pilota anche con un assegno in… bianco ma Ubbiali, pur lusingato per la considerazione del patron della MV e per un ingaggio faraonico, non fece dietrofront.

Nel 1959, l’asso bergamasco, era stato tentato anche dalle 4 ruote, chiamato alla corte del Drake di Maranello. Con il beneplacito del rais di Cascina Costa, Ubbiali provò la Ferrari F1 a Modena e soprattutto a Monza girando sui tempi dell’alfiere della Rossa di allora, il Conte Wolfang Von Trips. Ma tutto finì lì anche perché il pallino fisso di Carletto erano le due ruote, non le quattro. Ubbiali ha gareggiato da senior solamente con due grandi Case, la Mondial e la MV Agusta, vincendo con entrambe ma diventando per quest’ultima, indiscutibile icona. Gareggiò con i più grandi piloti del tempo dividendo soprattutto le tifoserie per i duelli memorabili con il compagno di squadra Tarquinio Provini – veri e propri fratelli-coltelli – e riproponendo nel motociclismo quel che era stata nel ciclismo l’epopea mitica fra Coppi e Bartali. Tecnico sopraffino anche grazie alla gavetta in officina, corridore caparbio di gran talento e di gran fiuto, capace di costruire la vittoria studiando e logorando l’avversario fino a bruciarlo nel guizzo finale da predatore in volate da incorniciare che lasciavano stordito il malcapitato di turno e in delirio le folle. Senza strafare, vinceva, anzi dominava, pur se solo per un decimo. E anche sul gradino più alto del podio si comportava da gran signore, complimentandosi con gli avversari appena piegati nel fotofinish e ricevendo con un inchino appena accennato il “bene così!” del Conte Agusta, già pronto a metter mano al portafogli. Ubbiali il “cinesino” per i suoi occhi a mandorla, 55 Kg di nervi, con la lingua sempre a posto e con il dono della sordità di fronte alle polemiche scritte sui giornali o gridate sulle tribune. Faceva parlare i fatti, Carletto. Così era di natura, dando quel che il Signor Conte e tutta la squadra di Cascina Costa volevano: la vittoria, ancora la vittoria e ancora la vittoria.

E zitti. Adesso Giacomo Agostini, che deve proprio a Ubbiali l’apertura a fine ‘64 verso la MV, dice del concittadino 9 volte iridato: “ Per me che da ragazzo sognava di emularlo, vedevo Carletto come un Dio. Un gran campione, tignoso e intelligente”. Già. Non si vincono a caso tante corse e tanti titoli. E anche tanti soldi, all’epoca impensabili per un corridore. Assegni pesanti ricevuti dagli Agusta, notoriamente “duri” a pagare. Ubbiali, a cena con gli amici che aveva ovunque, non ricordava le tante battaglie in pista, le tante coppe, i tanti titoli vinti.

"Prendevo il doppio di John Surtees e Geoff Duke. Sono stato il pilota più pagato al mondo. Senza chiedere nulla, mai. Il Conte tirava fuori l’assegno, firmava e io ci mettevo la cifra".

Già. Domenico Agusta pesava i suoi piloti così. E Carletto il “cinesino” di 55 chili, diventava un peso massimo. Un gigante del motociclismo e dello sport.

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